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Perché un blog letterario, perché ora

Lapis nasce il 31 luglio 2013. Esordisce agli albori del mese successivo, tra l’afa d’Agosto, con questo articolo introduttivo che, metaforicamente, taglia il cordone ombelicale e lascia la creatura libera di conoscere il mondo esterno. Come spiego anche in About, Lapis è un esperimento, nient’altro, e il format del blog letterario è un utile medium per veicolare – spero – un dialogo proficuo con altri lettori e blogger, a cui mi rivolgo.  Non sono una neofita della rete, anzi seguo con interesse da alcuni anni altri portali e blog, sebbene non abbia mai sentito la necessità di ritagliarmi uno spazio personale da coltivare autonomamente.

Il fenomeno del book blogging, sebbene non sia esteso come quello americano, rappresenta per la sottoscritta un delizioso rompicapo, perché connotato dalle diverse identità degli amministratori, che ne plasmano le caratteristiche peculiari contribuendo alla realizzazione di una prismatica rete di contatti. In modo particolare, lo sviluppo di una blogosfera costituita soprattutto da blog personali – gestiti da singoli utenti – ha permesso a una moltitudine di persone giovani di poter esprimere il proprio parere senza intermediazioni, lasciando fluire indisturbati quelli che prima erano solamente pensieri confusi. La parola scritta ordina e sublima il caos, e nel contempo concorre al miglioramento costante dello scrivente.

In secondo luogo, un blog costituisce al momento uno degli strumenti più efficaci per la diffusione della lettura e la contaminazione di nuovi soggetti, è una piazza virtuale aggregante, che con un collante speciale unisce persone dagli interessi affini, anche se con opinioni differenti e contrastanti. Il travaglio del negativo, tuttavia, costituisce la via privilegiata (e imprescindibile) per il progresso, per un continuo processo di superamento della propria limitata conoscenza. Il dialogo, insomma, chiarisce le idee e affina il pensiero. Nel 1886 Friedrich Nietzsche in Al di là del bene e del male scrisse un’affermazione decisamente socratica (non diteglielo!), ma condivisibile: “L’uomo cerca un ostetrico delle proprie idee, l’altro qualcuno cui egli possa recare aiuto: così nasce un buon dialogo.” Abbiamo quindi bisogno dell’altro, un altro che non si riduca al mero libro, ma che possa parlare e interagire. Purtroppo per noi i libri non sono esseri senzienti, e difficilmente potremmo permetterci un dialogo con l’autore per dei chiarimenti. Accontentiamoci, quindi, di desumere i loro pensieri chiacchierando. Ecco spiegato il motivo del blog. Vi va di unirvi a me?

Intendo trattenere, non insegnare, non predicare.
– Elmore Leonard

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